Intervista ai miei capelli

10 Gennaio 2007

“Ciao!”
“Ciao capo. Come va?”
“Bene. Senti, volevo provare a intervistare uno di voi.”
“Ok, io sono disponibile.”
“Bene, allora ti faccio alcune domande.”
“Sono pronto. Ehi, ma… no!”
“Ma dove vai?”
“Addio chioma crudeleee!
“Accidenti.”
“Ehi, prova con me.”
“Un altro capello? OK. Intervisterò te.”
“Vai, ci sono.”
“Bene innanzitutto…”
“Ma No che sfiga! Propio adesso!”
“Cosa?”
“E’ arrivata la mia ora.”
“Quale ora?”
“L’ora della mia fine. Io ne ho visti di cose che voi umani non potreste immaginare: lozioni anticaduta al largo della fronte occipitale, e i venti caldi del phon spazzarci via come foglie al vento. E adesso tutti questi momenti andranno perduti per terra come capelli nella spazzola. E’ tempo di cadere. Addiooo!
“Maddai. Non potete cadere tutti così.”
“Mica è colpa loro se sei un calvo di merda.”
“Ehi, e tu chi sei?”
“Un capello giovane, uno dei pochi capelli forti e resistenti rimasti sulla tua testa. Cadrò non prima di una settimana.”
“Un’aspettativa di vita piuttosto breve.”
“Tanto qui prima o poi tutti devono cadere.”
“Beh, speriamo di no.”
“Illuditi pure, Kojak.”
“Non mi sei molto simpatico. Comunque vorrei farti alcune domande.”
“Accetto. Prima però mi devi fare un favore.”
“Quale?”
“Puoi salutarmi mio cugino? Ti è cresciuto sul pube.”
“Hai un cugino fra i miei peli del pube?”
“Si. Fa una vita del cazzo.”
“Devo ridere?”
“No, dico davvero. Povero cugino.”
“Senti, non me frega niente di tuo cugino.”
“Perchè? Ti sta sul cazzo?”
“La vuoi smettere?”
“Ok.”
“Dimmi perchè voi capelli cadete.”
“Sai, è la forza di gravità.”
“Questo lo so. Ma c’è una ragione?”
“Hai mai visto la testa di tuo padre?”
“Si.”
“E di tuo fratello?”
“Si.”
“Ebbene?”
“Sono calvi.”
“Ecco, bravo. Vedi che ci arrivi da solo. E’ un fattore genetico.”
“Sei sicuro? Non può dipendere da un trauma psicologico subito durante l’adolescenza?”
“E che ne so io. Sono qui da un mese.”
“Vabbè ma non vi tramandate niente fra di voi?”
“So solo che tutto è iniziato ventimila capelli fa.”
“Ventimila capelli fa avevo 18 anni.”
“Infatti. Bei tempi, eh?”
“Già. Sognavo di farmi crescere una chioma folta alla Jim Morrison oppure farmi rasta come Bob Marley. E invece voi avete rovinato tutto”.
“Dai non ci pensare. Mastro Lindo non ti piaceva?”
“Vaffanculo.”
“Su, non fare così. Si dice che gli uomini pelati siano più sexy.”
“Certo. Si dice anche che non esistono più le mezze stagioni.”
“Sean Connery è più bello ora di quando era giovane.”
“Basta!”
“Cercavo di rabbonirti con un pò di luoghi comuni. In qualche modo ti devi rassegnare.”
“Giammai. Sei sicuro che non ci sia niente che possa fermare la vostra caduta? Eppure ho provato di tutto.”
“Si, una cosa c’è”.
“Cosa?”
“Il pavimento.”
“E’ vecchia. Non fa ridere.”
“Cosa vuoi, qui manca il ricambio generazionale.”
“Sei proprio insopportabile.”
“Non è colpa mia. Quassù la vita è un inferno. Con tutte le tue ritrose che ti ritrovi non puoi immaginare lo stress che ci crei.”
“Sono così tremendo?”
“Lo puoi dire forte. Sono sempre a cercare di evitare il tuo pettine assassino. Lo sai che ad ogni pettinata fai una strage?”
“Che vitaccia che fai. Non ti diverti nemmeno un pò?”
“Pochissimo. La sera qualche volta esco e vado in piazza.”
“Quale piazza?”
“La piazza che ti si sta formando sulla tua testa, imbecille.”
“Che Simpatico.”
“Dico davvero. Il week-end invece vado a sciare. Shampoo antiforfora permettendo.”
“La vuoi smettere oppure no? Io volevo solo farti delle domande. Ma non mi sei stato per niente utile.”
“Si ho capito. Ma sei troppo puntiglioso. Vuoi sempre spaccare il capello in quattro.”
“Mi hai rotto le palle.”
“Che ci vuoi fare. Hai un diavolo per capello.”
“Ma pensi davvero di essere spiritoso?”
“Calma cocco, non è colpa mia se sei un pelato represso. E’ bastato un soffio del mio sano realismo per far cadere il tuo misero castello di illusioni. Sei un futuro calvo. Accettalo.”
“…”
“…”
“Ehi ma quel pelo in groppa a quel cane non è tuo zio?”
“Eh? Quale? Dove?”
“Zac.”
“Pazzo! Che cazzo fai?!?”
“Ti ho pettinato.”
“Bastardooo!”
“Tanto prima o poi dovevi cadere, no? Salutami gli acari della moquette, pezzo di merda.”