E’ questo il risulato del sondaggio realizzato da Eurispes e contenuto nel «Rapporto Italia 2007». Pubblicato dai maggior quotidiani, fra quale Il Giornale, che nel suo articolo evidenzia come:
“L’indulto non è piaciuto neanche agli elettori di centrosinistra. Il 69,5% degli intervistati che si considera di «centro» è contrario a questo sconto della pena. Ma lo è anche il 62,1% degli elettori di centrosinistra e il 58,2% di quelli di sinistra.”
Insomma, vince il partito della galera contro quello del garantismo. E se questo possa sembrare scontato per la maggioranza degli italiani (2 su 3) è innegabile che stoni se il contesto è quello degli italiani di sinistra. Eppure se leggiamo con attenzione le dinamiche avvenute “a sinistra” durante l’approvazione dell’indulto nello scorso luglio, possiamo anche capire questo dato. Scriveva un editoriale del Riformista tempo fa:
“Non mi era mai capitato, in tanti anni, di assistere, in una festa dell’Unità, a uno spettacolo come quello di cui sono stato testimone, giovedì scorso, a Roma. Di qua il segretario del partito, Piero Fassino, impegnato a difendere a spada tratta il compromesso raggiunto sull’indulto, di là buona parte della platea che non si accontentava affatto delle sue spiegazioni, e anzi continuava imperterrita a polemizzare e a contestarlo. Niente di drammatico, e nemmeno di clamoroso, per carità: sono cose che capitano, la democrazia, fortunatamente, è fatta (anche) così. Ma qualcosa su cui riflettere sicuramente sì: anche perché giurerei che, se invece di indulto si fosse parlato, di pensioni, o di salari, e Fassino avesse fatto suo il linguaggio dei sacrifici più duri, le proteste degli astanti sarebbero state assai meno esagitate. Così, mentre il segretario e un bel pezzo della sua base continuavano a dirsene di tutti i colori, mi è venuto da chiedermi chi fossero i contestatori, da quale storia venissero, che idea di sinistra si portassero nel cuore.”

Provo a rispondere io alla domanda retorica dell’editorialista: nella maggior parte della base di sinistra in Italia ha vinto l’idea dell’antipolitica, del girotondismo, del partito della galera a tutti costi. E mentre un tempo a sinistra dominava il garantismo e personaggi come Pertini (che arrivava fino a elogiare i galeotti stessi: “non disprezzate i galeotti, perché tra loro c’è sicuramente qualcuno migliore di voi“), nel cuore oggi portano il moralismo giustizialista di personaggi Travaglio, come d’Arcais e altri che come loro hanno cavalcato l’idea della giustizia come monolite da scagliare contro Berlusconi e soci.
Eppure c’era la speranza che con l’uscita di scena del “comune” nemico berlusconiano, l’equivoco giustizialista si sciogliesse come neve al sole, ma la sarabanda travaglista contro la clemenza, il risveglio di un isterogiacobinismo sopito che, più reattivo di un cane pavloviano, si è messo immediatamente a strepitare contro ogni ipotesi di compromesso (ben sapendo che senza compromessi non ci sarebbe stato alcun indulto) lo hanno rilanciato su televisioni e giornali, lasciando credere persino ai lettori dell’”Unità” che il vero scandalo, il vero imbarazzo, fosse quello di marciare sotto le insegne di Mastella, e con i voti di Forza Italia, verso un provvedimento di clemenza che, assieme ai poveri Cristi stipati come mandrie sudate nelle sovraffollate carceri italiane, procurava sconti di pena anche a tangentisti, furbetti ed affini. Il vero scandalo, invece, è che a sinistra un “partito della galera” esista e non si senta minimamente imbarazzato dal manifestare contro l’indulto spalla a spalla con i lepenisti italiani organizzati sotto i gonfaloni del Carroccio. Il vero scandalo è che qualche bello spirito – sempre a sinistra – abbia potuto proporre, e senza ironia, il “rilancio dell’edilizia carceraria”, magari griffata da grandi architetti (sic!) come alternativa a un provvedimento di clemenza che avrebbe alleviato immediatamente la sofferenza della condizione carceraria, fingendo cinicamente di ignorare che il tempo dei progetti sfugge ai detenuti, mentre quello del dolore insiste giorno per giorno, ora per ora.
Seminando tutto questo, non ci può meravigliare che oggi la maggioranza di sinistra abbia perso, di fatto, la concezione garantista della sinistra stessa e abbia acquistato al suo posto una concezione della giustizia travaglista, frutto di una lunga, coerente storia univocamente improntata all’antipolitica e al tintinnar di manette; una lunga coerente storia approdata a sinistra solo in odio al berlusconismo (e oggi continua in una sorta di antiberlusconismo senza Berlusconi che diventa perciò un berlusconismo stesso) ma che di sinistra nel suo codice genetico non aveva (e continua a non avere) neanche una molecola.